Dal 2 all’11 novembre il viaggio tra le piantagioni honduregne aveva l’obiettivo di incontrare farmers e produttori virtuosi per continuare a rivoluzionare il modo di fare filiera.
26 novembre 2025
La trasferta organizzata quest’anno in Honduras dal 2 all’11 novembre in compagnia dei fratelli Bonacchi, Sandro e Samuele, si è concentrata al dipartimento di Capucas e Corchin. Abbiamo deciso di volare in piantagione prima che la raccolta iniziasse, o comunque prima che entrasse nel vivo tra dicembre e gennaio, per poter seriamente parlare sia con Omar Rodriguez, il nostro storico referente e manager della cooperativa di Las Capucas, quanto con gli stessi agricoltori virtuosi del territorio per capire se esiste la possibilità d’intraprendere un percorso di valorizzazione del loro lavoro e del varietale che andranno a raccogliere, selezionare e processare secondo delle modalità reciprocamente condivise.
L’obiettivo principale, in estrema sintesi, è molto ambizioso: scardinare cultura, abitudini e modalità lavorative consolidate nel tempo. La quasi totalità degli agricoltori, infatti, risultano essere dei semplici contadini che lavorano la loro terra per poi conferire il prodotto alle varie cooperative dalle quali dipendono integralmente.
Proprio per questo motivo abbiamo incontrato i vari farmers direttamente nelle loro piantagioni:
Francisco Villeda, meglio conosciuto come Panchito, con le sue piantagioni Finca Platanares e Finca el Mirador;
Pedro Romero di Finca Los Popitos, altra piantagione Slow Food, che conosciamo e apprezziamo da anni come uno tra i più attenti nell’area;
Danilo Lemos, il cui prodotto avevamo assaggiato e valutato molto positivamente in tutto il suo potenziale in occasione dell’ultimo viaggio del febbraio scorso. Oggi tra i pochi ad avere sperimentato l’interessante potenziale del varietale Ara Ara proveniente dal Brasile;
Juliza di Finca El Sfuerzo che conoscevamo come la referente dei processi organici della cooperativa di Las Capucas.
Tra i nostri incontri non possiamo non ricordare:
La bellezza della finca di Fausto Omar Lara;
Fabrizio Mejia che con la sua famiglia lavora delle piccole particelle in una delle zone più alte della regione in un territorio di altri tempi al quale si accede facendo veramente moltissima fatica;
Rodolfo Lopez, altro storico agricoltore che da sempre si prodiga con passione ed estrema attenzione alla cura delle piante del caffé;
Gustavo e William Mejia, due fratelli che in altura stanno facendo la differenza processando in autonomia, senza l’intervento della cooperativa, una selezione maniacale delle drupe del caffé;
Francis Melgar, un vero imprenditore nel territorio che con le oltre 50 manzane delle sue piantagioni è il primo produttore della regione in termini di quantità di sacchi processati.
Ce ne torniamo a casa veramente molto soddisfatti. L’obiettivo del viaggio, considerate le difficoltà sopra menzionate, ha ricevuto un grande riscontro da tutte le persone che da tempo lavorano con rispetto per l’ambiente, le piante e il suolo. Continueremo a fare selezione con la certezza di donare finalmente un ruolo, in questa lunga filiera, a chi fino ad oggi non è stato minimamente contemplato.